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I soldi sono pochi, ma bisogna saperli anche utilizzare

interrogazioneTutti i mali ed i limiti nell’amministrare il Comune di Arezzo, secondo quanto ribadito dal Sindaco Fanfani durante l’ultimo consiglio comunale, sembrano causati da vincoli esterni di bilancio, le minori entrate da parte dei trasferimenti statali. Finisce il gasolio per gli scuolabus, non si può fare manutenzione ordinaria e le strutture comunali sono fatiscenti per ogni problema, insomma, è sempre valido il mantra rassicurante che i soldi non ci sono.  Ma leggendo bene i numeri questo non appare poi così vero. Un cattivo esempio di gestione è anche lo stanziare denaro pubblico in appositi capitoli di bilancio e poi durante l’anno non impegnarlo in nessun progetto concreto. Carte alla mano si evince che almeno mezzo milione di euro è rimasto inutilizzato nel 2012 e nemmeno nei successivi assestamenti di bilancio si è trovato la possibilità di stanziarli ad usi più proficui. Per chi già pensasse ad aleatorie cifre in investimenti, coperte magari dalle dismissioni o dalle vendite impossibili di immobili, vogliamo precisare che si tratta di spesa corrente, quella che va in servizi ai cittadini. Impegnare delle somme a bilancio e poi non destinarle a nessun uso è sbagliato tanto quanto sperperarle: in entrambi i casi non viene fatto un buon uso di denaro pubblico. Scendendo nel dettaglio i 30.000 euro destinati al comparto orafo mai utilizzati, i 60.000 a sostegno dell’economia aretina, e tutti sappiamo quanto ne avrebbe bisogno, 70.000 euro come contributi alle attività culturali, 20.000 di supporto alla scuola statale, 10.000 euro a favore dell’integrazione, tutti non impiegati,  avrebbero potuto avere uso più utile. Ci sono anche stati caso di sottoutilizzazione come, ad esempio, per il progetto “Utiletà” che, forse, è stato sovradimensionato con 10.000 euro stanziati e solo 700 erogati.  Grandi e piccoli segni di disattenzione che potevano essere evitati.

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Contrastare la tariffa transitoria proposta dall’Agenzia della Energia Elettrica e Gas

Appello urgente a Sindaco e Giunta

Contrastare la tariffa transitoria proposta dall’Agenzia della Energia Elettrica e Gas.

Premesso che:

  • la Corte Costituzionale ha motivato l’ammissibilità dei Referendum del 12 e 13 giugno 2011 valutando con Sentenza (n°26 del 26 gennaio 2011) che, nel caso di annullamento del comma relativo alla “adeguata remunerazione del capitale
  • investito”, stabilita in maniera forfettaria pari al 7% , la legislazione residua sarebbe stata immediatamente applicabile e rispettosa delle Direttive comunitarie in fatto di copertura di tutti i costi del servizio idrico;
  • successivamente, il Parere del Consiglio di Stato (sez. II n° 267/2013 del 25 gennaio 2013) ha riaffermato quanto già il Capo dello Stato aveva promulgato: che a partire dal 18 luglio 2011 (D.P.R. n°116) nelle tariffe dell’acqua non dovesse essere più conteggiata la rendita abrogata con i Referendum;
  • Il TAR Toscana con sentenza n. 436/2013,depositata il 21 marzo 2013, ha accolto il ricorso presentato dal Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua: le tariffe presentate dai gestori dopo il referendum sono illegittime in quanto comprendono ancora la “remunerazione del capitale investito” abolita dal referendum del 12 e 13 giugno 2011, quando la maggioranza del popolo italiano ha dichiarato di volere “escludere la logica del profitto dal governo dell’acqua” (così la Corte Costituzionale nella sentenza di ammissione del quesito referendario).
  • la legislazione di derivazione europea (Direttiva 2000/60/Ce), impone il rispetto del principio che tutti i costi del Servizio Idrico, compresi gli interessi passivi sui capitali presi in prestito per investimenti nel settore, siano a carico dei beneficiari del servizio stesso, ma non prevede che siano garantiti ai gestori rendite parassitarie o altri profitti;
  • Considerata l’ostinazione, in questi ultimi due anni e mezzo, con cui gli ATO, i Governi e l’Agenzia per l’energia elettrica, gas, incaricata dai Governi di fissare i criteri del calcolo della tariffa, non hanno voluto dare applicazione all’esito dei Referendum;
  • Visto il Ricorso presentato al TAR della Lombardia dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua e da Federconsumatori contro quanto ha deciso la suddetta Agenzia con la Deliberazione n° 585 del 28 dicembre 2012, che fissa i criteri per la tariffa transitoria, valida fino a tutto il 2013;

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Tosap, diminure le tariffe, adesso!

tarsu_ici_tosapIn questi giorni stiamo assistendo allo sconcertante spettacolo che la giunta Fanfani sta dando di se stessa, un valzer di nomi che nasconde il vuoto siderale di politiche che dovrebbero sostenere l’azione amministrativa della giunta in favore della città. Un rimpiattino sui nomi, degno della peggiore partitocrazia, che pensiamo abbia sfiancato chi chiede a un Comune servizi e decisioni e non “telenovela” infinite condite di risvolti piccanti.

Il MoVimento 5 Stelle ricorda che per governare efficacemente una città PRIMA servono i programmi, le idee e i progetti, POI si cercano uomini funzionali, ovvero con competenza in materia, per realizzarle, non viceversa come tristemente stiamo osservando. Ormai è più di un anno che Arezzo è ferma dietro le lotte intestine al Partito Democratico che non riesce a mettersi d’accordo nemmeno sul come tappare le buche nelle strade figuriamoci nel riuscire a nominare quattro assessori che possano dare nuovo slancio all’attività di giunta. Un giochino che ha stancato gli aretini che non si sentono rappresentati da questa classe politica e dai suoi vecchi rituali di spartizione del potere.

In questo deserto amministrativo Il MoVimento 5 Stelle ha presentato una delibera di iniziativa consiliare, a firma Daniele Farsetti, per modificare il regolamento Tosap, la Tassa per l’Occupazione di Spazi e Aree Pubbliche, e quello per l’applicazione dell’imposta comunale sulla pubblicità e diritti sulle pubbliche affissioni. Infatti il Comune di Arezzo è stato velocissimo ad applicare l’aumento, nel momento in cui gli uffici dell’anagrafe comunale segnalarono, nell’anno 2010, che era stata superata la fatidica soglia dei centomila abitanti per “ben 212 unità”, condizione per cui può scattare l’aumento di tariffa a norma di legge. Visto che sempre la legge consente l’applicabilità a partire dal secondo anno successivo alla rilevazione, il nuovo regime tariffario è così partito nel 2012. Un aumento sostanziale, quantificabile in circa il 10%, a danno di tutti gli operatori economici e privati cittadini che temporaneamente vanno a occupare il suolo pubblico per magari allestire tavolini all’aperto, fare affissioni pubblicitarie o semplicemente ristrutturare casa.

Se per gli aumenti il Comune ci vede benissimo non altrettanto ha fatto per diminuire l’imposta quando, con il censimento generale ISTAT, del 7 ottobre 2011, abbiamo scoperto che Arezzo è abitata “solamente” da 98.440 abitanti. Ci siamo premuniti di svolgere questa attività di supplenza rispetto alla giunta, in mancanza di interlocutori diretti, considerando che, ai sensi dell’art. 53, comma 16 della legge n. 388/2000 il regolamento va approvato entro il 30 giugno, data ultima prevista per la deliberazione del bilancio di previsione, affinché possa avere effetto dal 1° gennaio dell’anno di riferimento.

Vogliamo credere che la mancanza dell’adeguamento del regolamento Tosap e affissioni sia legata alla “vacatio” di fatto del relativo assessore al bilancio, come già ampiamente denunciato dal M5S, e non al tentativo dell’amministrazione di approfittare di una situazione a lei favorevole sotto il profilo delle entrate a bilancio.

Comunque la si pensi è emblematico che una forza di opposizione, seppur sempre attiva con proposte per migliorare la città, come il MoVimento 5 Stelle, abbia dovuto prendere l’iniziativa in Consiglio Comunale per vedere sancito un giusto diritto dei cittadini.

 

 

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Arezzo Fiere e Congressi: una società in crisi, la politica che scappa

 

La gestione di Arezzo Fiere e Congressi è stato il pretesto per il MoVimento 5 Stelle di Arezzo per analizzare le modalità di conduzione delle partecipate aretine e dimostrare che la latitanza, o peggio assenza, della politica come elemento di indirizzo, ma soprattutto di controllo, sia un elemento imprescindibile nell’azione di qualsiasi amministrazione. Su Arezzo Fiere e Congressi per troppi anni si è nascosto la polvere sotto il tappeto, questo nella speranza che poi Pantalone, cioè i cittadini, corresse in soccorso. Una lotta anche intestina tra le istituzioni: la Camera di Commercio che accusa gli enti territoriali più prossimi, Comune e Provincia, di disinteresse verso la struttura dopo che per anni hanno avallato ogni scelta, economica ed industriale, tramite i propri delegati nel Cda. Il comune di Arezzo non ha rispettato i patti e non ha aderito al penultimo aumento di capitale sociale mentre la Provincia sembra non intenzionata ad aderire al nuovo da 6,5 milioni. Una storia quella del polo espositivo fatta di continui aumenti di capitale, in parte giustificati dall’ampliamento della struttura, che rendono la società capitalizzata per un valore, 45 milioni di euro, superiore a Fiera Milano società leader in Italia nel settore  che fattura annualmente 50 volte in più che l’ente aretino, 250milioni contro 5,5. La gestione operativa dell’anno 2011 ha registrato un saldo negativo per 500.000 euro. Già questo dato dovrebbe far riflettere anche il più sprovveduto  degli analisti contabili. Una società in evidente crisi soprattutto industriale e di prospettive. Il piano industriale 2010-2014 che doveva essere il volano del rilancio sta miseramente fallendo  visti gli alti indici di rischio, per fare un esempio è stato indicato in 300 euro, non scherziamo, l’utile previsto nel 2010, contrapposti all’alto grado di rischio che lo caratterizzano. I costi operativi dovevano diminuire dal 2011 e sono invece aumentati del 10% fino a 6.000.000 di euro. I 12 dipendenti fissi e i 2 part-time incidono per 780.000 euro l’anno, poi ci sono altre centinaia di migliaia di euro per le consulenze, sempre a leggere il piano industriale. Senza contare i debiti pregressi. Delle due nuove manifestazioni da mettere in cantiere nel 2012 nemmeno l’ombra. A fronte di tutto ciò anche il sistema creditizio, e le stesse banche socie dell’azienda, hanno negato nuove aperture di credito. Tutto questo con il realizzatore dei nuovi padiglioni, la Salini costruzioni Spa, che giustamente reclama i propri crediti ancora inevasi. In questo contesto di precarietà amministrativa il Cda di Arezzo fiere non ha trovato di meglio che lanciare un nuovo aumento di capitale, come già accennato, di ulteriore 6,5milioni di euro. Questo potrebbe avere una logica se l’obbiettivo fosse perseguire il rilancio, il nostro timore è che questi denari possano servire a sanare i debiti regressi. Visto che per l’85% le quote sono di proprietà pubblica, ovvero di noi tutti cittadini, il rischio è, come spesso accade in Italia, in questa economia malata, si tenda a collettivizzare le perdite. Ovviamente speriamo di essere smentiti ma a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina. In questo contesto il Comune di Arezzo ha recitato il ruolo del “tentenna” avallando le sottoscrizioni, inserendo le cifre a bilancio, quindi sottraendole ad investimenti più utili, noi pensiamo ad esempio al patrimonio scolastico, ma ognuno può inserire le propria finalità, salvo poi tirarsi indietro e non versare ciò che era stabilito. Un paradigma della conduzione della città da parte della giunta Fanfani  che, senza una guida forte e soprattutto autorevole capace di dare  una visione del futuro innovativa e propositiva, sta lentamente morendo.

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M5S Arezzo: nessun saluto, nessun omaggio a Gianfranco Fini.

Domani 13 settembre il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini renderà saluto alle autorità cittadine nella sala consiliare del Comune di Arezzo. Il MoVimento 5 Stelle NON CI SARA’.

Non vogliamo ricevere nessun saluto nè rendere alcun omaggio ad uno degli uomini che ha governato l’Italia negli ultimi venti anni e che è responsabile politico dello stato in cui versa il paese. Insieme al suo sodale Silvio Berlusconi ha condiviso il potere in uno dei periodi più bui della storia repubblicana e, senza esitare, ha sottoscritto tutte le leggi vergogna ad uso del “cavaliere”.

Un uomo che governa un parlamento di nominati e pregiudicati che ormai è usato come termine di paragone per il disprezzo che il popolo italiano nutre verso la politica. Non ci interessano le parole di chi ha ridotto in questo miserevole stato la nazione e adesso si vuole accreditare come padre nobile delle istituzioni.

Riteniamo ipocrita il circo di reciproci salamelecchi tra gli amministratori locali, Sindaco in testa, che quotidianamente ed a gran voce lamentano i tagli e le male politiche del parlamento e del governo, per giustificare le mancanze della propria azione di governo, salvo poi pavoneggiarsi di fronte al potente di turno dimenticando tutto il resto.

Ingiustificabile accogliere con la fanfara chi costringe i Comuni a
districarsi tra legislazioni sempre più inique ed incomprensibili, tagli drammatici ai trasferimenti, che equivalgono a diminuzione di servizi per i cittadini, e che hanno portato gli enti locali sull’orlo del collasso quando di tagli ai privilegi, di cui gode anche Gianfranco Fini, non abbiamo visto nemmeno l’ombra.

In ultimo non vogliamo incontrare chi non rispetta nemmeno la volontà degli italiani espressa con una proposta di legge di iniziativa popolare, sostenuta da 350.000 firme raccolte in pochi giorni, nel lontano 2007, dagli allora amici di Beppe Grillo che chiedevano e che tutt’oggi chiedono che il Parlamento la discuta e che si compone di tre semplici articoli: l’ineleggibilità al parlamento dei condannati per reati penali in via definitiva e per quelli di primo e secondo grado con processo in corso; ripristino delle elezioni dirette dei candidati attraverso la preferenza unica (come richiesto con referendum del 1991); introduzione di un tetto massimo di mandati ai parlamentari: 10 anni, poi si torna al lavoro precedentemente svolto.

Gruppo consiliare MoVimento 5 Stelle Arezzo

 

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I rifiuti sono una risorsa per tutti, non solo per il Pd toscano

Il problema Europa, passa anche dai rifiuti. Le risposte che i singoli paesi danno alle leggi europee ci mostrano la cecità di una visione comune e il mancato rispetto del senso di stare in una comunità, ovvero di condividere delle regole.

La gerarchia della gestione dei rifiuti offertaci dall’UE ci fa capire che: riciclare non è una scelta ma un dovere che trae la sua linfa dai concetti di convivenza civile e rispetto reciproco. Un dovere che non è solo un obiettivo ma un percorso da condividere. Un cambio culturale che solo le amministrazioni più attente sanno cogliere. La nostra, purtroppo, finora si è dimostrata priva di questa capacità progettuale oppure, in maniera incomprensibilmente negligente, non si è mai occupata seriamente della questione rifiuti. Proviamo a capire cosa sta succedendo.

Al Parlamento Europeo, lo scorso 20 aprile, si è condivisa la necessità di produrre uno smaltimento “prossimo allo Zero”. La regione Toscana, anacronisticamente, si muove in direzione opposta proponendo inceneritori e discariche, quindi un aumento degli smaltimenti.

Nel frattempo molte associazioni ambientaliste (come WWF o Italia Nostra) hanno diffidato, tramite vertenza dai risvolti legali, la maggior parte gli enti toscani (Comuni, Province, ATO e aziende municipalizzate), chiedendo interventi volti ad assicurare una raccolta differenziata almeno pari ai limiti di legge.Dati alla mano, nessun ATO ha raggiunto l’obiettivo, le “buone pratiche” sono desolatamente al palo e di queste inadempienze/inefficienze ne paghiamo le conseguenze già adesso in bolletta. 

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La sorpresa di fine estate: acqua salata. Al mare? No, in bolletta!

Già a novembre dello scorso anno ci siamo premurati di informare i cittadini di come il PD aretino si spartisca le poltrone per la gestione delle aziende di servizi più importanti: dal gas ai rifiuti, all’acqua. Proprio a tal proposito ci teniamo a far presente ai cittadini che lo scorso 18 maggio presentammo un’interrogazione alla quale il Sindaco, evidentemente troppo impegnato ad ottenere la sua nuova abbronzatura, ancora non ha trovato il tempo di rispondere. Questa come molte altre, quasi tutte quelle a lui rivolte: e poiché c’è un vecchio detto che dice “domandare è lecito rispondere è cortesia”, traete voi le vostre conclusioni sulla persona.

Tornando al tema, in quell’interrogazione chiedevamo se i termini ch’egli sbandiera non fossero usati a casaccio. Lo sentiamo sempre parlare di “serietà e correttezza” ed allora abbiamo domandato se fosse serio e corretto rimettere Marconi nel circolo virtuoso dell’amministrazione pubblica. Se fosse serio e corretto mettere un ex-politico come Boncompagni nonostante fossero pervenuti CV di giovani laureati in ingegneria ambientale o diritto dell’ambiente, togliendo loro la possibilità di lavorare, per mandare avanti chi il lavoro ce l’aveva già… Qui c’è stato risposto con un atto di indirizzo sulla raccolta Pap, alternativo al nostro, privo di qualsiasi visione strategica e migliorativa della qualità della vita dei cittadini: un segno di continuità con la precedente presidenza.

Concludevasi l’interrogazione chiedendo sempre al primo cittadino, visto che si fregia della bandiera del Buongoverno, se “dopo gli esiti referendari ed il riconoscimento del Comitato Acqua Pubblica come – portatore in modo continuativo di interessi diffusi e radicati nel territorio e, con esso, la legittimazione ad agire in giudizio e tutela di quegli stessi interessi – ha perlomeno intenzione di nominare uno di loro come Presidente di Nuove Acque spa chiamando anche gli altri soci ad aderire nel rispetto della scelta di tutti noi.”

Come ultima informazione ai lettori, li aggiorniamo che la Commissione Speciale incaricata di studiare il percorso per la ripubblicizzazione del SII aveva scadenza a giugno, le audizioni dei competenti in materia si sono fermate circa tre mesi fa, quando dovevamo incontrarci con l’AD di Nuove Acque spa. Da quel giorno la presa per i fondelli, del Consigliere Andrea Modeo (presidente di tale commissione) verso tutti i cittadini di Arezzo, dura ancora oggi.

A questo punto siamo tutti in fremente attesa e vogliamo vedere se ci sarà un reale rinnovamento “idrico” oppure se ci toccherà assistere all’ennesimo abuso di potere nei confronti del concetto di democrazia.

MoVimento 5 Stelle Arezzo

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Relazione annuale del sindaco: un fallimento annunciato

 Il giudizio che il MoVimento 5 stelle dà della relazione annuale della giunta Fanfani, lo diciamo chiaramente, è fortemente negativo. L’unico dato che non ci sentiamo di contestare è che la situazione economica generale non aiuta ad amministrare la città. Ma è pur vero che nelle difficoltà emergono i valori, si possono sviluppare delle opportunità che bisogna essere bravi a far nascere e quindi cogliere. Viceversa questa giunta si è distinta per il basso profilo ed ha assunto la mediocrità gestionale come valore di riferimento. Per definire il fallimento basta leggere il primo paragrafo della relazione per individuare quanto vuota, retorica e priva di contenuto sia stata l’ultima esperienza amministrativa di chi è al governo della città. Si citano “azioni di sostegno all’economia locale” senza essere in grado di indicarne nemmeno una, si parla un fantomatico sostegno e promozione al turismo che a noi, ma anche agli operatori del settore, convocati in una riunione aperta della commissione bilancio, non risulta pervenuto. Andiamo per gradi, partiamo dai principi basilari che dovrebbero consentire la partecipazione delle varie forze politiche alla vita amministrativa del comune, nel corso di questi mesi abbiamo avvertito un forte deficit: quello democratico. Presidenza del consiglio comunale ad appannaggio della maggioranza, così come quella di tutte le commissioni consiliari, riunioni di consiglio molto dilatate nel tempo ed in cui il partito che sostiene la giunta, il PD, ha ripetutamente abbandonato i lavori dell’aula non consentendo lo svolgimento regolare dei lavori. Nessun atto di giunta, salvo quelli in cui era presente un obbligo di legge, sono passati, non diciamo in consiglio, ma almeno in commissione, a testimonianza della assoluta chiusura verso qualsiasi contributo che avrebbe potuto migliorare o rafforzare le tesi sostenute dalla giunta.

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ADDIO A EQUITALIA? SI PUO’ FARE

 

Il nostro gruppo ha portato in Commissione Bilancio la proposta di tornare alla gestione diretta della riscossione dei tributi, mettendo la parola fine al rapporto con Equitalia. Abbiamo registrato l’interesse della Commissione e quindi ad approfondire in sede tecnica una scelta politica che riteniamo assolutamente necessaria.

L’Amministrazione comunale ha una conoscenza del contesto socio economico locale assolutamente non paragonabile a quello di Equitalia. In una fase di difficilissima crisi economica, è necessaria una capacità di valutazione e di analisi del singoli casi. C’è una notevole differenza tra chi non vuole e chi non può pagare. Un organismo burocratico, lontano dalla gente e dal territorio, non è certo in grado di fare questa differenza. Un Comune si.

Inoltre il ritorno in gestione diretta, consentirebbe all’amministrazione locale di “risparmiare” quanto dovuto a Equitalia e di avere immediatamente a disposizione, contrariamente a quanto accade oggi, le somme recuperare.

A nostro parere, quindi, si può dire addio a Equitalia e aprire una fase nuova nell’interesse dei cittadini e del Comune.

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È indebita l’applicazione dell’IVA sulla tassa dei rifiuti TIA da parte di AISA spa

Silenzio imbarazzato da parte del vice sindaco Gasperini, avente delega al ciclo dei rifiuti, dopo la nostra interrogazione, nell’ultima seduta di Consiglio Comunale, in merito ai provvedimenti che il Comune di Arezzo intende adottare riguardo alla illegittima applicazione dell’IVA sulla tassa dei rifiuti TIA.
La Corte di Cassazione, con la recente sentenza del 9 marzo, la n° 3756, ha confermato l’illegittimità della applicazione dell’IVA sulla tassa dei rifiuti. Già nel 2009 la Corte Costituzionale, sentenza n° 238/09, aveva stabilito che la TIA è una tassa e non una tariffa, ovvero fuori campo IVA. Sono anni quindi che gli aretini pagano un ennesimo balzello non dovuto.
La tassa sui rifiuti ha cambiato nome nel tempo, da TARSU è divenuta Tariffa di Igiene Ambientale (TIA 1) per poi variare nuovamente nome in Tariffa Integrata Ambientale (TIA 2) ai sensi del D.lgs. 152/2006, etichettandola come “prestazione di servizio” su cui è applicabile l’IVA. Ovvero come giocare con le parole per riuscire a spennare ancora una volta gli ignari cittadini. Una grassazione bipartisan confermata da interpretazioni e leggi di governi di centro destra e applicata sul nostro territorio da giunte di centro sinistra.
I cittadini e le aziende aretine hanno diritto di farsi rimborsare quanto indebitamente pagato e far sospendere il pagamento dell’Iva nelle successive fatture. È stato calcolato che in media ogni famiglia avrebbe diritto a un rimborso di circa 300 euro, considerando una media annuale di 30 euro, per i dieci anni su cui è possibile fare ricorso. Situazione analoga per le aziende ma con cifre molto più alte e differenziate.
La stessa Aisa spa, azienda partecipata e responsabile della gestione del ciclo dei rifiuti nel Comune di Arezzo, nella lettera del 16 novembre 2009 ai suoi utenti, dichiarava testualmente che: “non appena avrà ricevuto dal legislatore gli opportuni chiarimenti operativi provvederà a effettuare ogni eventuale rimborso nei confronti degli utenti”-
Purtroppo per far valere le proprie ragioni gli utenti dovranno rivolgersi ad avvocati e giudici di pace, noi chiediamo che il Comune di Arezzo, in quanto maggior azionista di Aisa spa, si faccia portatore delle istanze degli aretini che per anni, magari con sacrificio, hanno pagato un’iniqua tassa occulta.

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2012-03-11/tassa-rifiuti-rimborsabile-081351.shtml?uuid=AbuiG95E

http://www.altroconsumo.it/soldi/imposte-e-tasse/news/rimborso-iva-sulla-tassa-rifiuti-dopo-il-no-definitivo

http://www.investireoggi.it/fisco/rimborso-iva-sulla-tia-scadenza-moduli-e-chiarimenti/

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